Buio. Interno notte.
Una luce filtra dalle persiane; una luce bianca, accecante, che se mi fosse chiesto di descrivere, direi senz'altro "retorica".
E poi arriva una donna, strinta in un gomitolo di panni azzurri. Sta zitta. Lei mi guarda, e io la guardo, e lei mi guarda... ci guardiamo...
Si aspetta che le dica qualcosa. Che la riconosca, forse. Sarà mica la zia Germana?
...
No: questa il seno ce l'ha. Devo dirle qualcosa, la prima cosa che mi viene in mente.
"Lei... cosa ne pensa della crisi dei mutui?"
"Figliolo" la voce rimbomba, ma ad ogni modo "Figliolo, sono Maria". Maria? Maria... Maria... sarà quella dell'affitto. Ma poi lei aggiunge "la Madonna". La voce è calma. E lei mi guarda, e io la guardo, e lei mi guarda.
"Ah... ciao".
A un certo punto, i miei occhi cadono con orrore sul suo ventre: è voluminoso, gonfio, rotondo. Mica sarà incinta di nuovo!? Noooooooo: catastrofe, distruzione, sfacelo, apocalisse! Due chiese cattoliche!!!
Cerco di glissare, ma sono a corto di frasi fatte.
"Che... che bei... ginocchi..."
"Figliolo, sono incinta" mi fa notare giudiziosamente
"Come hai fatto? Cioè, volevo dire... chi? Chi è stato?"
"Non lo sai?"
"No, beh, no... insomma, sai... la mamma è l'unica cosa certa, no?"
"E' tuo figlio." Non perde la calma. Michelangelo aveva visto giusto.
"Mio fi...? No! Non ho mai... mai pensato, ecco... non che tu non sia... beh, me ne ricorderei... credo..."
"E' tuo figlio" ribadisce. Non so più cosa dire; il sudore scorre così veloce, che mi sembra di piangere dai pori. Insomma, guardate che fine ha fatto Giuseppe! Non se lo ricorda mai nessuno: è il terzo... quarto... quinto incomodo! Non che abbia fatto molto, però almeno un riconoscimento, no?
Un figlio! Un figlio con Maria! E come lo dovrei chiamare? Deve finire per forza con la ù? Artù? Robert...ù?
E lì mi sveglio.
Non sono troppo preoccupato, però: ho scoperto che un sacco di altra gente fa il mio stesso sogno. Tutti, quasi: si addormentano e*blom*, si creano ognuno la propria personale mitologia. Guai a chi la tocca, shhh: mai rivelare fino in fondo a una persona quanto può essere patetica. Per autodifesa, almeno: per evitare che quella ti guardi, e poi tu la guardi, e poi lei ti guardi, e nessuno senta più l'imbarazzo di non saper che dire.
Meglio lasciare tutto così. Ognuno nella sua torre monolitica, a servire proprio figlio.
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